Game of Thrones
Dopo aver visto l’ultima puntata mi sono chiesta più volte se la mia insoddisfazione venisse dalla delusione di vedere una bella storia raccontata male o semplicemente dal non accettarne la fine. Forse entrambe le cose.
Dopo aver visto l’ultima puntata mi sono chiesta più volte se la mia insoddisfazione venisse dalla delusione di vedere una bella storia raccontata male o semplicemente dal non accettarne la fine. Forse entrambe le cose.
Divertente, cinica, originale. Russian Doll usa un espediente noto per creare qualcosa di nuovo, per affrontare temi difficili e complessi con un’apparente superficialità.
After Life è un ritratto di vita vera che mi si è incollato addosso. Una storia che avevo bisogno di vedere, ascoltare, sentire. Mi ha fatto ridere, piangere, a volte entrambe le cose nello stesso momento.
La terza stagione ritrova l’atmosfera della prima, fatta di silenzi assordanti e lunghe pause, di sguardi penetranti e poche parole. Coinvolge e affascina presentando un intreccio che si sviluppa su più piani e che come punto focale non ha tanto le indagini ma la memoria. Arkansas, anni Ottanta. Due fratelli di 10 e 12 anni, Will e Julie Purcell, un pomeriggio si allontanano da casa in bicicletta e non fanno ritorno per cena. I genitori preoccupati danno l’allarme e il caso viene affidato al detective Hays e al suo partner Roland West che dovranno fin da subito fare i conti con qualcosa di difficile da decifrare. I rimandi a Rust e Marty sono numerosi, ad esempio attraverso le iconiche scene in auto e le lunghe inquadrature dei paesaggi, ma circa dalla metà la serie acquista una bellezza tutta sua e si entra in un altro orizzonte, in cui il caso assume sempre meno importanza e emerge invece la storia di un uomo anziano con un “cervello pieno di pezzi mancanti”. Vediamo la sua vita scandita in tre decenni, lo vediamo giovane e determinato, audace e innamorato, solo e confuso. E osserviamo ogni passaggio attraverso i suoi occhi, in un puzzle fatto di ricordi annebbiati che a volte sembrano schiarirsi e altre portano solo a ragionamenti senza via d’uscita. All’inizio questo continuo salto temporale sembra servire solo a capire lo sviluppo delle indagini, ma col tempo si rivela più che altro un veicolo perfetto per raccontare una vita fatta di sbagli e intuizioni, di amore e integrità, e inesorabilmente segnata da un caso irrisolto. L’interiorità del detective Wayne Hays straborda e attira puntata dopo puntata, ed è la parte più interessante dell’intera storia.