Manca soltanto un episodio alla conclusione della seconda stagione di The Night Manager, la serie nata dall’universo creato da John le Carré e disponibile su Amazon prime video. Se la prima si concentrava sul trafficante d’armi Richard Roper, interpretato da Hugh Laurie, la seconda evidenzia un panorama geopolitico più ampio e instabile. Jonathan Pine, a cui dà nuovamente il volto Tom Hiddleston, non è più l’infiltrato mosso dalla vendetta personale, ma un uomo che non si fida più di nessuno, istituzioni comprese.
Nella seconda stagione, infatti, si supera il confine netto tra bene e male che aveva caratterizzato la sfida tra Pine e Roper. Il governo appare profondamente corrotto e le agenzie di intelligence si dimostrano entità sprezzanti, pronte a sacrificare molto pur di mantenere gli equilibri internazionali. Pine, che nel frattempo ha cambiato identità, cercherà di sventare un grande raggiro in Colombia, incontrando fantasmi del passato e tentando di mantenere la purezza etica che lo caratterizza. La sua lotta per la giustizia sarà ancora possibile, ma i pericoli si troveranno anche in luoghi che un tempo riteneva sicuri.
Il fascino di una serie come The night manager continua a risiedere nell’eleganza delle immagini, nelle interpretazioni solide e nella messa in scena del comportamento paradossale del protagonista: un uomo che agisce con la freddezza di chi crede di essere ormai inscalfibile, ma che finisce puntualmente per mostrare la sua vulnerabilità in modo quasi ingenuo. Stavolta, però, alla sua storia personale si aggiunge uno strato che sintetizza e riflette l’instabilità mondiale degli ultimi anni, con un tono che ricorda quello delle spy stories del momento, dal cinismo dell’acclamata Slow horses con Gary Oldman alla visione disillusa della serie Task con Mark Ruffalo.
I quasi dieci anni di distanza tra la prima e la seconda stagione di The night manager si percepiscono tutti, sia perché è cambiato il panorama televisivo sia perché è diverso quello mondiale. Non si tratta più di scontri personali, ma sistemici, in un mondo che può nascondere insidie dappertutto.
[articolo originariamente pubblicato sul Messaggero Veneto]

