Serie TV

The Sinner

The Sinner è una serie tremendamente bella. Dramma e thriller si incastrano perfettamente in un intreccio ipnotizzante. Sono otto incredibili episodi fatti di suspense e conflitti interiori. Un giorno d’estate in spiaggia Cora, una giovane donna all’apparenza serena, viene improvvisamente accecata dalla rabbia e pugnala un uomo fra lo stupore e il terrore dei presenti. Tutti sanno che è stata lei a ucciderlo e che il gesto è stato fulmineo e inspiegabile. Neppure Cora sa perchè l’ha fatto, tanto che quando viene interrogata non si ricorda niente. Il detective Ambrose resta colpito dalla particolarità del caso e decide di scavare più a fondo. La serie ruota quindi intorno al movente di questo omicidio, esaminando i meandri della mente di Cora e facendo uscire di volta in volta segreti sempre più inquietanti. Il ritmo incalzante e l’ottima costruzione della storia tengono lo spettatore incollato allo schermo. Ma la vera bellezza di The Sinner sta nell’empatia che riesce a creare nei confronti di Cora. È difficile rimanere distaccati, è difficile giudicarla, ed è ancora più difficile capirla. E questo, in qualche modo, è davvero affascinante. Ho visto anche la seconda stagione, più cupa e meno d’impatto ma ugualmente interessante, in cui Jessica Biel non fa parte del cast ma ne è il produttore esecutivo. Essendo una serie antologica, le due stagioni sono a sè stanti e possono essere viste indipendentemente una dall’altra. Mantengono però un filo conduttore, interpretato dal detective Ambrose.  

Film

Frances Ha

La prima volta che ho visto Frances Ha ho sperato che non finisse mai. Mi ha tenuto come appesa a un’emozione bellissima, mi ha fatto sentire compresa. Mentre guardavo i titoli di coda avevo addosso una sensazione di infinito conforto, era come se avessi parlato con un vecchio amico, uno di quelli che quando ti dice “andrà tutto bene” gli credi davvero.

Film

Begin again

Begin Again parla di musica, di emozioni, di riscatto, di vite spezzate in attesa di ricomporsi. E lo fa con una grazia e un’ironia sottile che chi ama il cinema indipendente conosce molto bene.

Miniserie

Maniac

Maniac, ispirata all’omonima serie norvegese del 2014, è indubbiamente uno dei migliori originali Netflix fino a oggi.

Film

Revolutionary Road

April: Tu non vuoi andare, vero? Frank: Ma dai, April, certo che voglio. April: No, non vuoi… perché non ti sei mai provato in nulla e se non ti provi in nulla, non puoi fallire. Frank: Che diavolo vuol dire “non mi provo”? Io provvedo a te, non è così? Io pago per questa casa, io fatico dieci ore per un lavoro che detesto. April: Non sei tenuto a farlo! Frank: Ma che stronzate! Senti, non la chiamo felicità ma ho la spina dorsale per non sfuggire alle mie responsabilità. April: Ci vuole spina dorsale per vivere la vita che vuoi, Frank! Ci vuole spina dorsale anche per affrontare questo film. È un pugno allo stomaco; diretto, spietato, senza esitazioni. In Tutti giù per terra Mastandrea parlando di libri dice “Quelli che ti fanno stare male ti fanno stare male bene. Anzi, più fanno stare male e meno male sto”. Ecco, credo che per questo film valga lo stesso. Tratto dall’omonimo romanzo di Richard Yates del 1961 Revolutionary Road è diretto da Sam Mendes (American Beauty) e interpretato da Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, Stati Uniti, anni 50. April e Frank sono lo stereotipo della famiglia felice con due figli e una staccionata bianca. O meglio, questo è quello che vogliono far credere. In realtà la crisi coniugale fra i due è fin da subito evidente e quel delicato castello di apparenze sarà sempre più sul punto di crollare. Fra tradimenti e illusioni, Revolutionary Road restituisce lo spaccato di una realtà dolorosa e verosimile. È una storia tenuta in piedi da un’ottima sceneggiatura e da due attori che in questo film raggiungono livelli di drammaticità da brividi. Una nota di merito va all’intensa colonna sonora realizzata da Thomas Newman, stretto collaboratore di Mendes.