Film

Her e Lost in translation

Ci sono cose che capisci in un giorno qualunque, in un pigro sabato pomeriggio magari. Cose che dentro di te già sapevi, ma che non sentivi. Cose ovvie, ma non chiare. Come questi due film, che guardi una volta e ti lasciano dentro qualcosa, ma non sai ancora cosa. Finché un giorno ti capita di vederli di nuovo e di cogliere la forza dei loro dialoghi e la potenza di quei silenzi assordanti. Realizzi che quando in Lost in translation Bob dice a Charlotte che più conosci te stesso e sai quello che vuoi, meno ti lasci travolgere dagli eventi è come se quelle parole le ascoltassi per la prima volta. Perchè prima era ovvio, ma non era chiaro. O come quando Theodore in Her a un certo punto dice che certe volte si mette a guardare le persone e cerca di sentirle e non di guardarle e basta solo perché gli stanno davanti. Immagina quanto profondamente si siano innamorate o quante volte gli abbiano spezzato il cuore. E quelle cose le senti improvvisamente anche tu, perchè le hai vissute o forse hai iniziato a sentire le persone, a guardarle dentro. E non è una cosa che decidi, e non è nemmeno una cosa che si ferma. Capiterà di continuo, per motivi diversi o forse anche per gli stessi. Ma è questo il bello. Ed è questo il bello dei film come questi. Non sono facili, non sono difficili, semplicemente ti aspettano. Perchè, come diceva Ted Mosby, alla fine vediamo quello che vogliamo vedere solo quando siamo pronti a vederlo.

I miei racconti

Amori nella nebbia

Venezia, inizio ottobre. Le foglie iniziavano a cadere e nell’aria c’era già un accenno di nebbia. Pensai che non avevo l’ombrello e che sarei rimasta davvero fregata se avesse cominciato a piovere. Stavo andando in stazione quando un ragazzo con la giacca di pelle e una bella ragazza dai capelli lunghi mi tagliarono la strada. Si voltarono subito e mi sorrisero chiedendomi scusa. Andavamo nella stessa direzione e non potei fare a meno di guardarli. Erano molto vicini, camminavano in fretta. Lui parlava e la guardava per cercare una reazione sul suo viso, lei non si girava mai. Annuiva soltanto e andava avanti gesticolando, ma non si girava. Mai. Per un momento vidi il profilo di quel ragazzo biondo e il suo sguardo a metà fra l’agitazione e l’emozione. La guardò per più di qualche secondo rischiando di andare a sbattere contro un palo della luce. Era nervoso. Improvvisamente allungò una mano verso la sua, i suoi occhi erano di nuovo fissi su di lei e riuscivo a immaginare i battiti del suo cuore che aumentavano. Agitazione e emozione. Lei si girò. Uno sguardo fugace, una semplice occhiata senza significato. Ma lui ritrasse la mano subito e la mise in tasca. Da quel momento non la guardò più. Come se avesse capito, come se con quello sguardo lei gli avesse detto: “No, mi dispiace”. Dai, non poteva finire così. Magari era nervosa anche lei o davvero non gliene frega niente di te. Ma non puoi saperlo, vero? O forse sì, forse lo sai. Un uomo coi baffi mi pestò il piede senza chiedere scusa e quando rialzai lo sguardo la bella e il biondo non c’erano più. E non c’era più neanche quel momento di coraggio inconsapevole. Forse non ci avrebbe provato più, forse sapeva e basta. O forse era tutto nella mia testa mentre ascoltavo Bon Iver.