È appena terminata su Disney plus la prima stagione di Love story, incentrata sull’amore tra JFK Jr. e Carolyn Bessette, un debutto di successo che conferma quanto il mito dei Kennedy e la loro maledizione esercitino ancora un enorme magnetismo. Nei nove episodi, prodotti da Ryan Murphy, il racconto non cerca la cronaca, ma interpone un vetro tra pubblico e realtà attraverso una perfezione così levigata da diventare uno scudo protettivo per i protagonisti. In questo contesto, la fedeltà storica diventa un parametro quasi irrilevante, poiché la loro quotidianità era per definizione inaccessibile già mentre veniva vissuta.
La narrazione scivola graduale, dai primi incontri clandestini nei luoghi segreti di New York fino alla pressione asfissiante dei paparazzi fuori dalla casa di Tribeca, causa di crisi continue all’interno della coppia. La cura maniacale per la fotografia, i costumi e la soundtrack anni Novanta non serve ad avvicinare lo spettatore ai personaggi, ma a mantenerli a una distanza di sicurezza attraverso uno stile che cristallizza John e Carolyn in un’iconografia intoccabile, dove il glamour diventa una forma di privacy visiva capace di sottrarli al morboso esame a cui è stato sempre sottoposto il loro rapporto.
La serie restituisce un riflesso ideale che respinge ogni tentativo di scavare nelle crepe, pur mostrandole con pianti e litigate (composizioni impeccabili di emozioni, più che emozioni), proteggendo il vero mistero della loro intimità dentro una teca dorata. La morte prematura ha fatto il resto, sigillando i loro corpi in un’eterna giovinezza senza dargli la possibilità di invecchiare, sfigurare. Allo stesso modo, Murphy sceglie la ricerca formale come metafora dell’interruzione violenta delle loro vite, garantendo che la dignità di chi è rimasto intrappolato in un’istantanea di stile rimanga inviolata.
Trattandosi di un progetto antologico di storie americane, come quelle crime e horror dello stesso Murphy, Love story ora si chiude sui Kennedy solo per riaprirsi prossimamente su un’altra celebre coppia, forse attraverso un taglio completamente diverso.
[articolo originariamente pubblicato sul Messaggero Veneto]

