È terminata da poco su Sky la miniserie in quattro parti Il signore delle mosche, primo adattamento sotto forma di serie TV del celebre romanzo di William Golding pubblicato nel 1954. A differenza delle numerose trasposizioni cinematografiche, questa versione curata da Jack Thorne (Adolescence) sceglie una struttura narrativa verticale, in cui per ogni capitolo si entra nello sguardo di un singolo bambino. Il tenero, l’arrogante, lo sperduto, il saggio; ognuno col suo vissuto e il suo carattere, tutti alle prese con la stessa necessità di sopravvivere dopo il disastro aereo. Un incipit, quello dell’isola deserta in cui ripartire da zero, che aveva ispirato altri intrecci televisivi, da Lost a The Wilds, ma che non si era ancora sviluppato seguendo le effettive orme del libro.
Fin dall’inizio, il racconto si configura come un incubo sospeso reso dall’uso sistematico di lenti fish-eye che deformano i volti e gli spazi, restituendo una percezione alterata del reale. La regia predilige inquadrature chirurgiche, quasi ossessive nel soffermarsi su dettagli come insetti e ferite, occhi assetati e terrorizzati, per poi allargarsi su un paesaggio eloquente. Quest’ultimo, infatti, subisce una mutazione cromatica graduale, con i colori vividi dell’isola che virano verso tonalità sature e malate, seguendo parallelamente la discesa dei protagonisti verso la perdita della ragione.
Al centro della trama resta l’equivoco della “bestia”, un’entità che i naufraghi tentano di cacciare attraverso filastrocche e volti dipinti. La verità che emerge dalla foresta è però più cupa, perché la bestia non è una preda esterna, ma un riflesso interiore. Le vere bestie sono loro stessi, spogliati della sovrastruttura sociale e abbandonati ad un istinto primordiale, che li vede spesso uno contro l’altro.
Jack Thorne conferma la sua abilità nel raccontare la ferocia del mondo giovanile, esplorando invece di giudicare. Con una messa in scena che non concede tregua, come accadde anche coi quattro episodi di Adolescence, questa trasposizione de “Il signore delle mosche” si rivela audace e compatta, con una storia ancora in grado di generare stupore.
[articolo originariamente pubblicato sul Messaggero Veneto]

