Never rarely sometimes always
Eliza Hittman scrive e dirige un dramma dal sapore neorealista in cui i dialoghi sono ridotti al minimo e le emozioni dilagano. Tra i miei preferiti di questo 2020.
Eliza Hittman scrive e dirige un dramma dal sapore neorealista in cui i dialoghi sono ridotti al minimo e le emozioni dilagano. Tra i miei preferiti di questo 2020.
L’audacia infatti che fuoriesce da questo folle racconto mi è sembrata quella della produzione, quella di un gruppo di persone che nel cinema italiano ci credono davvero. E si buttano, inciampano, si rialzano, inciampano ancora. L’incredibile storia dell’Isola delle Rose mi è piaciuto tanto, anche e forse soprattutto per le sue imperfezioni. Quindi godiamoci la bellezza che emana, sosteniamola. Perché c’è.
Dopo aver visto Mank ho provato una fitta di nostalgia per la sala cinematografica che non so neanche spiegare, una fitta che covavo da mesi. Mi è mancato il buio accogliente, il silenzio rumoroso del pubblico, il senso di condivisione nel guardare tutti insieme la stessa cosa. L’imponente film di David Fincher vede la luce grazie a Netflix, ma paradossalmente ricorda quanto l’esperienza fisica e tangibile dello sprofondare nella poltrona di un cinema sia impagabile.
Un film di Natale che potrebbe proprio diventare uno dei classici da riguardare ogni anno.
Questo mese vi ho già parlato dei film che ho apprezzato di più, ovvero Precious, Uncle Frank e Palm Springs, ma ce n’è anche un altro che sono davvero felice di aver recuperato: I’m not there di Todd Haynes.