Bridgerton e il romance

La prima parte della quarta stagione di Bridgerton – disponibile da poco su Netflix – consolida il passaggio della serie verso una narrazione che cerca di farsi più densa. Eppure, proprio questo tentativo di espansione evidenzia il suo limite, ovvero la perdita progressiva della sua scintilla originale. Basandosi esclusivamente sull’estetica del momento e sulla tensione del corteggiamento, la formula prodotta da Shonda Rhimes inizia a mostrare inevitabili segni di stanchezza, passando dall’eccezionalità del desiderio ad una routine prevedibile.

La nuova stagione si concentra su Benedict, il fratello più libertino, e sul suo incontro con una misteriosa fanciulla durante un ballo in maschera. Il loro rapporto, che si ispira al noto archetipo di Cenerentola, dovrebbe raccontare il peso delle aspettative sociali sull’amore, ma raramente riesce a restituire la densità che ricerca (e che era ad esempio presente in La regina Carlotta).

Dopo la parentesi Bridgerton, il romance contemporaneo sembra stia attraversando un’evoluzione, spostandosi verso toni più cupi. È un cambiamento che trova un parallelo nell’atteso adattamento di Cime tempestose di Emerald Fennell, previsto in sala per il 12 febbraio. La regista promette una versione di Emily Brontë spogliata dal sentimentalismo, puntando su quell’ossessione tossica che oggi affascina il pubblico più della galanteria ripetitiva.

Questo nuovo canone si riflette anche nel successo di libri come Heated rivalry di Rachel Reid, di cui è in arrivo la serie il 13 febbraio su HBO Max. Qui, il trope degli “enemies to lovers” viene declinato attraverso una rivalità sportiva che maschera la vulnerabilità. Shane e Ilya, a differenza dei personaggi di Bridgerton ormai intrappolati in un loop di convenzioni, combattono contro sistemi rigidi con ferocia emotiva, senza dimenticare la corporeità. Anzi, usandola.

La nuova ondata del genere, a cui si può aggiungere anche la recente Tell me lies, non ritrae più una fuga rassicurante, ma evidenzia lo scontro tra desiderio e pressioni esterne, dove l’amore non è più un evento cerimoniale, ma un atto di resistenza complesso e spesso doloroso.

[articolo originariamente pubblicato sul Messaggero Veneto]