Film Club

Questa settimana Rai play propone Film Club sulla scia di miniserie drama-romance come Dieci Capodanni e Normal people, titoli che hanno saputo raccontare con dolce realismo i rapporti moderni. Disponibile da ieri 17 aprile, la produzione BBC co-creata, scritta e interpretata da Aimee Lou Wood (vincitrice di un BAFTA per Sex Education) e Ralph Davis, si sviluppa in sei episodi da trenta minuti che esplorano lo spaesamento dei vent’anni, fase definita dagli autori come una seconda adolescenza.

La trama ruota attorno alla settimana 198 del cineforum privato tra Evie e Noa. Lei non esce di casa da sei mesi, lui sta per trasferirsi dall’altra parte del paese per il lavoro dei sogni. Questo imminente distacco obbliga entrambi a riconsiderare il loro legame, mettendo a nudo sentimenti che ampliano quelli di sola amicizia. La vicenda si consuma nel disordine della casa di Evie, dove la ragazza convive con la madre single Suz, la sorella Izzie e il fidanzato di lei, Josh.

Nata dall’intesa creativa tra Wood e Davis, sbocciata ai tempi della scuola di recitazione e concretizzata durante il lockdown del 2020, la serie riflette sull’importanza del cinema come strumento per affrontare i momenti difficili. Aimee Lou Wood cita come ispirazione centrale una riflessione dello scrittore Matt Haig – “quando perdi il senso, hai bisogno di un senso” – sottolineando quanto anche attraverso uno schermo si possa recuperare un desiderio di profondità, di ricerca.

La serie si avvale inoltre della collaborazione per la sceneggiatura di Anna Jordan, che ha lavorato a One day e Killing Eve, e della direzione di Catherine Morshead, regista televisiva che ha già avuto a che fare col romance in Quattro matrimoni e un funerale, adattamento del celebre film di Mike Newell con Hugh Grant. Nel cast, invece, si nota la presenza del giovane talento Owen Cooper, recentemente premiato con un Emmy per la sua interpretazione nella serie Adolescence.

Film Club si presenta come un’istantanea acuta e tenera sull’amore nelle sue diverse forme, inclusa quella platonica, sorreggendosi su immagini ed emozioni di fantasia per fare poi posto a quelle reali.

[articolo originariamente pubblicato sul Messaggero Veneto]