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The Bear

Elisa

In The Bear tutto procede in fretta, non c’è tempo per pensare. La frenesia è dilagante, stare al passo della macchina da presa provoca un senso di fatica e allo stesso tempo di attrazione. A volte sembra materializzarsi dal nulla un attimo per respirare, capire, “scomparire in un abbraccio”. Poi però le cose cambiano ancora e la vita messa in scena appare sempre più un miscuglio caotico di paura e bellezza, in cui la ricerca del perfezionismo si scontra con l’umanità. Un miscuglio, in effetti, del tutto verosimile.

La serie, disponibile dal 5 ottobre su Disney plus, è stata creata da Christopher Storer (noto soprattutto per aver diretto degli spettacoli di stand up comedy come Make happy di Bo Burnham) e ha per protagonista Jeremy Allen White, anima e corpo del celebre personaggio di Shameless Lip Gallagher.
In The Bear White interpreta Carmen Berzatto, uno chef affermato che deve tornare a Chicago per gestire il ristorante di famiglia in seguito alla morte del fratello. Lì troverà debiti, problemi, una brigata disorganizzata. E dovrà avanzare, tra pretese esterne ed interne, in cerca di appigli e soluzioni.

DA QUI IN POI SPOILER

Ci sono tre cose che per me rendono The Bear una serie memorabile. Le prime due hanno a che fare con la costruzione del racconto, l’altra con una delle tante e meravigliose parti di esso.

1. La narrazione è in sostanza priva di descrizioni. Ciò che accade nel presente è sufficiente per comprendere la trama, spesso sono i dialoghi a dare le informazioni sulle relazioni tra i personaggi, sui loro trascorsi. Vengono incastrate tra un battuta e l’altra formando le lampadine di uno scheletro, pronte ad illuminarsi all’improvviso come durante una puntata di Dark. Le lampadine sono inoltre portatrici di tanti ritorni emotivi e concreti, di tanti piccoli “let it rip”. C’è, insomma, della genialità nell’unire i puntini senza doverli spiegare.

2. Anche le figure più marginali, come Neil che aggiusta tutto e fa parte della squadra senza saperlo, hanno il loro spazio. C’è rispetto per ogni tratto, tutto ciò che viene portato sullo schermo ha motivo di essere lì.

2. Manca qualcosa, qualcosa che in un racconto corale di questo tipo ci si aspetta e che qui invece non esiste: l’intreccio amoroso. Quel legame per cui si fa o meno il tifo, il motore spesso trainante dell’intera storia. Lasciarlo da parte, almeno per il momento, è stato secondo me l’atto più coraggioso nella scrittura di questa serie. Soprattutto perché in The Bear l’amore non manca affatto, anzi è parte dello scheletro. Solo che si accende con altre lampadine.




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