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Film

Uncle Frank

Elisa

Uncle Frank è un racconto intimo, misurato, sofferto ma vitale. Alan Ball, famoso per aver sceneggiato American Beauty, qui porta in scena desiderio e paura di essere se stessi, consapevolezza di sè e terrore del rifiuto. E lo fa con estrema precisione, con una delicatezza avvolgente che emoziona e risolleva. Paul Bettany brilla, ma Sophia Lillis e Peter Macdissi lo seguono a ruota.

Districandosi tra più categorie, da dramma familiare a coming of age, da storia d’amore a road movie, l’autore riesce a creare un cerchio frastagliato che si apre e si chiude con la voce della giovane Beth. Anche se infatti la narrazione principale ha come protagonista lo zio Frank, un uomo riservato e generoso ma anche profondamente ferito, è Beth la lente attraverso cui vediamo il film. Ed è anche il personaggio a cui mi sono affezionata di più. La sua grinta mite ma ben visibile è stupenda, la sua gentilezza contagiosa, e se un giorno qualcuno decidesse di scrivere un sequel solo su di lei sarebbe una vera bomba.

Vediamo spesso storie in cui chi si sente emarginato per un motivo o per l’altro vuole trovare il modo per guardarsi allo specchio e farsi guardare, vuole incontrare persone che lo apprezzano così com’è e spera di essere accettato dalla propria famiglia. Uncle Frank quindi forse non è niente di nuovo, ma è talmente tenero e sincero che se vi becca al momento giusto può regalarvi un’emozione potentissima, di quelle da incorniciare.

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