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Dark

Elisa

Dark, serie tv tedesca creata da Baran Bo Odar e Jantje Friese, è composta da tre stagioni strettamente connesse tra loro che fondono immaginazione e filosofia, scienza e religione. È una storia complessa e stimolante che costringe a concentrarsi e a riflettere su concetti eterni e mai privi di fascino.

Il gioco di incastri che si sviluppa in Dark richiede tempo, attenzione, pazienza. Ci sono stati dei momenti in cui ho desiderato abbandonarla e altri in cui sinceramente credevo fosse solo un insieme ben architettato di castelli in aria. Eppure la mia curiosità non è mai svanita e, anzi, nella terza stagione si è accesa molto più di quanto potessi immaginare. Non era però una voglia di scoprire il nodo, l’intreccio definitivo, era più che altro un desiderio di vedere più da vicino l’inspiegabile, di scoprire qualcosa di più sull’umanità e i suoi misteri.

Vedere Dark è come immergersi in una conversazione lunghissima che tocca i temi più difficili di sempre, è un continuo arrovellarsi affidandosi alla logica o a tutt’altro. Ed è come se a un tratto, in mezzo alla discussione, qualcuno prendesse la parola proponendo una versione delle cose che unisce tutti questi puntini dandogli una parvenza di senso, un’idea di completezza, essendo nel frattempo profondamente consapevole che “ciò che sappiamo è solo una goccia e ciò che ignoriamo è un oceano”.

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