Cortomiraggi

Miniserie

Unbelievable

Elisa

Unbelievable di Susannah Grant (Erin Brockovich) è una miniserie crime di 8 episodi incentrata su veri casi di stupro e basata sull’articolo “An unbelievable story of rape”, vincitore del Premio Pulitzer.

La narrazione si apre subito con la giovane Marie Adler che racconta a un poliziotto di essere stata stuprata in casa sua. La sua versione dei fatti spesso confusa e l’assenza di prove fisiche crea però i primi dubbi sulla sua confessione. Anni dopo a chilometri di distanza due detective sono impegnate a indagare su casi di stupro molto simili al suo.

Nella serie più volte ci sono riferimenti a come ogni persona possa reagire in modo diverso allo stessa situazione, come lo stesso trauma conduca a molteplici conseguenze in base a chi lo subisce. Questo concetto viene esemplificato nel primo episodio durante la scena al supermercato, quando Marie vuole ricomprare le stesse lenzuola di sempre e le parole di Colleen “Se fossi in te non le vorrei più rivedere” trovano la risposta secca di Marie: “Tu non sei me”. Si tratta di uno dei messaggi più importanti della serie.

Una cosa che mi ha colpito molto è una sorta di rinuncia a scavare nelle vite delle vittime, anzi ci sono spesso qua e là accenni ad altre violenze. Mi ha ricordato che queste storie sono ovunque, a volte nascoste, altre superate, altre ancora ignorate. Il terrore però che ne deriva, nella serie impersonato dalla totale sfiducia di Marie verso il prossimo, viene mitigato dalla presenza di personaggi positivi e spesso maschili – dai compagni delle due detective agli avvocati di Marie. Un dettaglio degno di nota.

La struttura di Unbelievable è molto solida e limpida, è articolata come un grande fatto di cronaca che raramente lascia spazio all’emotività dei personaggi. Non è coinvolgente, è inequivocabile. Questo modo quasi distaccato di rivelare storie così intime è in realtà una scelta efficace, perché permette di guardare oltre i casi particolari. Ciò di cui parla, ciò che denuncia, purtroppo è molto più grande di ciò che racconta.

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